mercoledì 2 dicembre 2015

L’ombra

Se nei tramonti più lunghi
non ti affacci al mio fianco,
forse aspetti le notti più buie
per seguirmi accanto.
ma sono io, l’unico riflesso lunare,
nel parcheggio delle anime ambulanti.
Istruito dai pregiudizi pavimentari
che eri il segno del riflesso del mio camminare
dimenticavo di essere il Re del tuo regno.
Dopo che tutte le strade mi avevano camminato,
la misura della tua presenza
è il mio stesso nuovo viso illuminato.
Ombra colorita, mi mordi comunque,
adesso che ti conosco,
accanto il mio sguardo sei ovunque.
Colore languido
schiacciato dalla luce
vittima della persecuzione
alle tue radici.
Vento che ti porti tutto l’estate
nel giallo spento delle campane,
suonatrice dell’addio ai rami
che aspettano il ritorno di tutti
perché non possono andarsene.
Ci sono ombre che riflettono
il carattere affascinante dello psicopatico
e che non vedono l’ora
di rivelare il suo alter ego.
Ci sono ombre libere,
schiave dell’abitudine,
che non dimenticheranno
la notte.
Ci sono tanti tipi di persone,
e come le ombre sono
che scrivono sull’oscuro del colore
qualcosa di ormai irripetibile.

mercoledì 8 aprile 2015

Lo specchio


Non ho mai sorrisi
da dare allo specchio
e quando lo specchio ride di me
è perché mi fa ridere.
Siamo noi stessi quando
ci chiama la vibrazione
della volontà, grazie a Dio....
sono agnostico.
Grazie a Dio per darmi
tutte le incongruenze della evoluzione
su una scatola elettrica.
Quando finisce la giornata
mi guardo allo specchio
e sputo
poi prendo la manica
pulisco
e mi perdono.
Domani ci conosceremo meglio,
cantavo al mio specchio
e questo cantava con me.

martedì 7 aprile 2015

Persemprepolis


Voglio viaggiare a Persemprepolis
tornare e rimanere lì
Una volta tutto era così
quello aneddoto in bianco e nero
dipinto in ogni racconto.
Il tempo ti ha portato via
incessantemente
quasi senza volere.
Il riflesso del racconto
del vecchio quartiere
nello specchio della strada
dove ancora ci lamentiamo ridendo.
Dove vogliamo andare Persemprepolis?
In effetti questa non è una scelta,
quando i giorni persi
mi sembrano tutti uguali,
facendo copia – incolla con le notti
arrivando al messe finito.
Quella città è un campo di concentramento che piaceva.
Il percorso spontaneo dei sogni,
il vecchio ghigno delle illusioni
che saluta dall’altro marciapiede
e arrivi per confrontarli
ma devi andare a casa
prima che la pioggia ti inzuppi le scarpe.
Soffio al futuro
perché il tempo se ne va
pensando a quel mese di due giorni fa
che era perfetto dentro lo spettro
vecchio Persemprepolis.